Scopri l’elenco completo delle Galeries Lafayette che chiuderanno nel 2024

Le Galeries Lafayette non chiudono solo negozi in Francia. Nel 2024, il gruppo ha anche tirato giù il sipario sul suo flagship di Pechino, una chiusura passata relativamente inosservata nei media esagonali. Questo doppio movimento, nazionale e internazionale, racconta una stessa storia: quella di un modello di grande magazzino che si cerca di adattare di fronte a consumi trasformati.

Chiusura del flagship Galeries Lafayette di Pechino: un segnale forte nel 2024

Interno vuoto di una Galerie Lafayette in fase di chiusura con gli scaffali desolati

Il negozio Galeries Lafayette del quartiere Xidan, a Pechino, ha chiuso i battenti a fine maggio 2024. Aperto nel 2013, ha funzionato per poco più di dieci anni. La ragione avanzata dalla direzione è sintetizzabile in una formula diretta: troppo grande, troppo costoso, pochi clienti.

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Il calo dei consumi di lusso in Cina ha pesato molto nella decisione. Il profilo del consumatore cinese è cambiato: meno attratto dai grandi spazi di vendita fisici, più orientato verso il commercio online e le esperienze locali. Il modello del grande magazzino alla francese, trasposto così com’è a Pechino, non ha trovato il suo pubblico nel lungo periodo.

Il gruppo non ha però abbandonato la Cina. Altri tre negozi rimangono aperti, a Shanghai, Shenzhen e Macao. La strategia somiglia più a un riposizionamento che a un ritiro. Pechino era il punto vendita più esposto e meno redditizio: è stato il primo a chiudere.

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Per trovare la lista completa dei negozi Galeries Lafayette chiusi sul territorio francese, il perimetro è molto più ampio poiché ventisei punti vendita sono coinvolti.

Ventisei negozi Galeries Lafayette in Francia: perché a pagarne le conseguenze sono i franchising

Clienti che scoprono la chiusura di una Galerie Lafayette davanti alla griglia abbassata del negozio

Hai già notato che le chiusure annunciate non riguardano il flagship di boulevard Haussmann a Parigi? Non è un caso. I ventisei negozi interessati sono tutti punti di vendita in franchising gestiti dal gruppo Hermione Retail. Quelli gestiti direttamente dalla casa madre delle Galeries Lafayette non figurano in questa lista.

La distinzione è fondamentale. Hermione Retail gestisce in licenza il marchio Galeries Lafayette in città di medie dimensioni, con superfici più modeste e una clientela locale. Il modello economico di questi negozi si basa su un posizionamento premium in aree dove il potere d’acquisto e il flusso di visitatori non sono più sufficienti a mantenere la redditività.

Un franchisor che protegge il suo marchio, un franchising che assorbe il colpo

La casa madre conserva i suoi negozi più prestigiosi, nelle grandi metropoli e nelle zone turistiche. Il gruppo Hermione Retail, invece, affronta una procedura di salvaguardia. Questo meccanismo giuridico consente di congelare temporaneamente i debiti per tentare di riorganizzare l’attività.

I dipendenti di questi ventisei negozi sono i primi a essere colpiti. Diverse centinaia di posti di lavoro sono a rischio in città dove le alternative nel commercio al dettaglio di alta gamma sono rare. Le autorità locali seguono da vicino le negoziazioni, poiché la chiusura di un grande magazzino in centro città ha un effetto domino sui negozi vicini e sull’attrattività del quartiere.

Galeries Lafayette e centri città: cosa cambiano le chiusure per il commercio locale

Un negozio Galeries Lafayette in centro città è una locomotiva commerciale. I clienti che vi si recano passano davanti ad altre vetrine, pranzano nelle vicinanze, utilizzano il parcheggio del centro. Quando la locomotiva si ferma, il traffico pedonale diminuisce e i negozi circostanti perdono fatturato.

Le città interessate da queste chiusure condividono spesso un profilo simile:

  • Centri città già indeboliti dalla concorrenza delle aree commerciali periferiche e del commercio online
  • Un bacino di popolazione insufficiente per mantenere un posizionamento premium nella moda e negli accessori
  • Contratti di locazione su grandi superfici, difficili da riprendere da altre insegne di dimensioni equivalenti

Perché questa scelta di chiudere piuttosto che riposizionarsi? La risposta sta nel costo di trasformazione. Adattare un grande magazzino costa spesso quanto aprirne uno nuovo. Ridurre la superficie, cambiare la gamma, integrare corner di marchi diversi: ogni opzione richiede un investimento pesante per un ritorno incerto in aree in declino commerciale.

Chiusure Galeries Lafayette 2024: un modello di grande magazzino da reinventare

La chiusura simultanea di Pechino e di ventisei negozi francesi in regione disegna una stessa constatazione. Il grande magazzino generalista, così come è stato concepito nel XIX secolo, funziona ancora nelle capitali e nei luoghi turistici. Ovunque altrove, il modello deve trasformarsi o scomparire.

Le insegne che resistono puntano su tre leve:

  • L’esperienza in negozio (eventi, corner temporanei, ristorazione) per giustificare il movimento fisico
  • La riduzione delle superfici di vendita a favore di spazi di servizi e svago
  • L’integrazione del digitale, con strumenti di ordinazione online e ritiro in negozio

Le Galeries Lafayette non sono le sole colpite. Il settore del grande magazzino sta attraversando una mutazione in tutta Europa. Le chiusure del 2024 in Francia e in Cina non sono incidenti isolati, ma i sintomi di un disallineamento strutturale tra l’offerta fisica e le attese attuali degli acquirenti.

I negozi mantenuti dalla casa madre, come quello di boulevard Haussmann a Parigi, continueranno a fare leva sul loro prestigio e sul flusso turistico. Per le città medie che perdono la loro insegna, la domanda rimane aperta: quale commercio può prendere il posto in locali così vasti, senza riprodurre le stesse difficoltà economiche?

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